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“Progetto Valle 2009-2010” Percorsi in continua evoluzione Un’inedita programmazione, che guarda alla qualità delle proposte, non ad un’omologazione delle linee artistiche, dando spazio e tempo alla conoscenza e all’approfondimento. L’Ente Teatrale Italiano, dopo aver affidato la programmazione e la gestione del Teatro Quirino, si concentra sulla storica sala del Valle e guarda alla prossima stagione non solo come ad un cartellone ricco di spettacoli, ma alla definizione in quello spazio di uno dei suoi progetti nazionali di promozione della scena, tracciando la rotta per una navigazione nel nostro teatro, con approdi inaspettati ad isole artistiche da vedere e ri-vedere. Monografie di scena dunque, tra scrittura, regia, grandi interpreti, aperture alla danza ed al teatro per ragazzi, accomunate dalla qualità e dalla vocazione al presente, che fanno del Progetto Valle 2009-2010, un’occasione per dare nuovamente valore al tempo, quello necessario e idoneo alla comprensione; in risposta all’accelerazione e all’accumulazione del consumo culturale. I dieci appuntamenti in programma - con artisti e compagnie distanti per generazione e formazione - si moltiplicano e si ramificano, e le ultime produzioni si arricchiscono delle suggestioni di storiche creazioni, di interviste a due voci, di legami speciali tra schermo e palcoscenico, di rimandi letterari, per disegnare ritratti teatrali in continua evoluzione. Questa singolare stagione si apre là dove si era chiusa la precedente, con la grande danza contemporanea internazionale: due monografie dedicate a due dei suoi più importanti protagonisti, Emio Greco e Jirí Kylián. Entrambi esuli ad Amsterdam, l’uno da Brindisi e l’altro da Praga, i due coreografi arrivano a Roma con la loro energia ed il loro linguaggio fisico, in un doppio e significativo ritorno sulla scena del Valle. Il viaggio nell’universo poetico di Emio Greco, popolare ed irridente, in stabile binomio creativo con Pietr C. Scholten, riparte proprio con il dirompente “Hell” (presentato nel Focus 2009 di Spazi per la danza contemporanea), prima tappa di una trilogia ispirata alla “Commedia” dantesca, di cui giunge sul palco del Valle anche la seconda creazione, il Purgatorio visto come una Popopera, ricerca della purificazione attraverso una “rapsodia rock redentrice”. A chiudere questa esplorazione, “Double Points: One & Two”, un dittico in cui lo stesso Greco sfida prima in un istintuale assolo il “Bolero” di Ravel e poi il corpo di una danzatrice, “a mostrare l’utopia del sincronismo”. Ed è un ritorno anche quello di Jirí Kylián e del Nederlands Dans Theater III, già ospiti dei Percorsi Internazionali 2002. Nel cinquantenario della compagnia, l’Eti ospita lo stadio più maturo della ricerca di Kylián, quello dell'NDT III, gruppo stabile di danzatori over 40, straordinari interpreti di “Last Touch First”, coreografia intima e toccante, dalle atmosfere cechoviane, al Valle in prima nazionale. La vena più ironica e leggera dell’NDT III, emerge dal film “Car-men” firmato da Kylián e Boris Pavel Cohen, in cui quattro ballerini “tra gli anta e la morte” intrecciano le storie della “Carmen” di Bizet, in terra cecoslovacca, con una metafora del tempo, della giovinezza e della vecchiaia. Una rassegna dei video con gli spettacoli più importanti della compagnia arricchisce lo sguardo sulla danza d’oggi, puntato sul Nord Europa. Regista, formatore, animatore culturale, Gabriele Vacis, oggi anche direttore artistico del Teatro Regionale Alessandrino, è stato fondatore e guida per quasi trent’anni del Laboratorio Teatro Settimo: cinque spettacoli, un film ed una dimostrazione di lavoro compongono questo spaccato della carriera teatrale del regista piemontese, che si apre con il testo-cult di Alessandro Baricco, “Novecento”, in una lettura a due voci affidata ad Eugenio Allegri ed Arnoldo Foà. Si prosegue poi con “Libera nos” nell’interpretazione di Natalino Balasso e Mirco Artuso, e con il racconto della città di Settimo Torinese nel film “Uno scampolo di paradiso”, che anticipa “Synagosyty”, storia di un figlio di immigrati di nome Aram (come il suo interprete, Aram Kian). Si arriva così all’ultima produzione, “Zio Vanja”, in una versione assai personale e corale del dramma cechoviano, intervallata dalla messinscena di “Camillo Olivetti”, la vicenda umana e pubblica del capostipite della nota famiglia d’industriali narrata da Laura Curino. La vocazione da pedagogo e quella del confronto internazionale saranno invece evidenziate dalla dimostrazione di lavoro che Vacis terrà al Valle con giovani artisti italiani e del Teatro Nazionale Palestinese, impegnati nel campus Schiera tra Gerusalemme Est e Alessandria, e che rimanda al racconto racchiuso nel volume della collana editoriale dell’Eti, curato da Katia Ippaso e dedicato al progetto di formazione svolto nel 2008 dal regista a Gerusalemme Est, su invito del Settore Cooperazione del Ministero degli Affari Esteri e dell’Eti, che sarà presentato nel corso di queste giornate. Il siciliano Spiro Scimone, insieme a Francesco Sframeli, è tra gli artisti italiani più noti all’estero, tradotto in tutta Europa e ormai di casa in Francia, con un posto d’onore alla Comédie Française, ma ancora alla ricerca di una collocazione nazionale. Torna a Roma ora con “Pali”, ultimo e nuovissimo lavoro che inaugura questa antologica in cui trova spazio anche il film (tratto da “Nunzio”), “Due amici” (Leone d‘oro come miglior opera-prima alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2002), e che si completa con le tre precedenti produzioni: “La festa”, “Il cortile” e “La busta”. E nel periodo natalizio il focus è su una delle più importanti compagnie italiane di teatro per ragazzi, il Teatro Kismet OperA di Bari, che tra fiabe classiche e antichi riti a misura di bambino, colma il teatro di colori, suoni, luci e anche profumi. Le avventure di Kay e Gerda sono al centro dell’avventuroso racconto de “La regina delle nevi” di Andersen, qui narrata con ritmi circensi,, mentre il palcoscenico del Valle, e alcuni luoghi della città dedicati ai più piccoli, li raccolgono intorno a “Piccoli misteri”, spettacolo vincitore del Premio Stregagatto 2001. Siamo di nuovo a Sud, nella Sicilia dalle forti passioni e contraddizioni: Emma Dante, palermitana ormai artista europea, arriva al Valle con gli attori della compagnia Sud Costa Occidentale, proprio dove era iniziata la sua avventura scenica, con “mPalermu”, vincitore del Premio Scenario nel 2001. Accanto a questo primo successo, l’ultimo testo, “Le pulle” (in cui Emma Dante è anche attrice), e i due spettacoli che – con “mPalermu” – formano la “trilogia della famiglia siciliana”, l’intensa partitura sul dolore di “Vita mia” e l’incestuosa, paradossale ferocia di “Carnezzeria”. Una storia che è la storia del teatro italiano degli ultimi vent’anni, quella di Teatri Uniti: una compagnia multiforme e sempre in evoluzione, che ha attraversato generi e stili, tra palcoscenico e schermo, incrociando nel tempo e nei percorsi dei tre registi fondatori – Mario Martone, Toni Servillo ed il compianto Antonio Neiwiller – una miriade di artisti, intellettuali, colleghi, amici. Il percorso di Teatri Uniti è sintetizzato in una rassegna di film, legata ai suoi registi e alle sue produzioni, mentre sul palco del Valle viene riproposto uno dei più grandi successi di pubblico e critica di queste ultime stagioni, applaudito anche dalle platee internazionali, la “La trilogia della villeggiatura” firmata proprio da Servillo, oggi anima della compagnia, che con la sua poliedrica versatilità si riserva anche una dedica a Napoli in “Letture”, versi e parole dei grandi poeti partenopei. Mentre l’affascinante ironia di Licia Maglietta completa questo sfaccettato mosaico, affrontando nel triplice ruolo di autrice-attrice-regista “Manca solo la domenica”, spassosa e crudele trasposizione del romanzo “Pazza è la luna” di Silvana Grasso. Giusto spazio ad un allestimento che nasce su impulso di un premio alla drammaturgia: “L’ebreo” di Gianni Clementi, testo vincitore della prima edizione del Premio Siae-Eti-Agis. Diretto da Enrico Maria Lamanna, che ha creduto a questo testo-progetto di Clementi, “L’ebreo” segna anche il ritorno al palcoscenico di Stefania Sandrelli, una delle interpreti più amate del grande schermo, che nella sua carriera si è invece concessa raramente a teatro. Sceglie il palco del Valle per festeggiare i suoi ottant’anni Glauco Mauri, che sfida ancora in scena Roberto Sturno in un testo contemporaneo, “L’inganno” di Anthony Schaffer, raffinato, grottesco thriller psicologico giocato sul contrasto tra verità e menzogna. Glauco Mauri regalerà al pubblico una serata beckettiana: lui, pioniere dell’autore irlandese in Italia, presenterà la “ sua interpretazione di oggi” de “L’ultimo nastro di Krapp”, introdotta in video da quella di ieri (1962) di “Atto senza parole”. Ancora un’immersione nelle atmosfere e nella lingua di Sicilia, con una monografia che celebra, a partire dal cinquantenario dello Stabile di Catania e dalla sua vocazione produttiva divisa tra repertorio classico e nuove drammaturgie, un autore importante, cantore della sicilianità, che è stato ed è prima di tutto un grande uomo di teatro: Andrea Camilleri. A dieci anni di distanza dalla prima rappresentazione, torna la messinscena de “Il birraio di Preston”, adattato dallo stesso Camilleri e dal regista, Giuseppe Dipasquale. Una nottata camilleriana, con colleghi, artisti ed amici che leggono a catena le pagine dell’autore siciliano (12 aprile) e un’intervista condotta da Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore di Racalmuto - che si annuncia come un confronto serrato e divertito proprio sulla sicilianità (19 aprile), chiudono questo omaggio, a cui si aggiunge uno spettacolo simbolo dell’anima più contemporanea dello Stabile catanese, “Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente” del romeno Matei Visniec. La stagione si chiude nel segno di una grande interprete, la cui carriera ha attraversato generi e linguaggi, carica di successi al cinema, in televisione e nel teatro, che occupa totalmente il presente di Mariangela Melato. Personaggio vulcanico, autentica mattatrice, la Melato si cala con la consueta intensità e generosità ne “Il dolore”, dramma tutto al femminile dalle pagine di Marguerite Duras, un testo in cui i sussurri e le grida rivendicano piani e prospettive personali prima che attoriali. Le passioni sceniche della Melato rivivono sullo schermo nelle riprese dei suoi più importanti spettacoli, in una rassegna che si completerà, anche in questo caso, con serate (in via di definizione), tra colloqui ed affettuosi omaggi. Qualche altra notizia. L’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico sposta nella sala del Valle alcune delle sue lezioni, eleggendo di volta in volta come maestro d’eccezione uno degli artisti in scena, per una “lectio magistralis” sull’arte del teatro. È invece sulla fruizione degli spettacoli, in un articolato processo di accompagnamento alla visione, che lavoreranno i 100_Valle: un gruppo di spettatori, eterogenei per età, estrazione culturale e professione, guidati da Giorgio Testa e dal Centro Teatro Educazione dell’Eti. La stagione del Valle sarà poi registrata in immagini digitali dagli studenti del corso di laurea triennale in Arti e tecniche dello spettacolo digitale e da quelli della specialistica in Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale, nel progetto Ri-Prendiamo il Teatro, che vede collaborare il Centro Teatro Ateneo, Centro di Ricerca della Sapienza – Università di Roma con l’Eti, per verificare le modalità e le potenzialità di nuove forme di documentazione dello spettacolo dal vivo, supportate dalle tecnologie multimediali. E su questo intreccio tra schermo e palcoscenico, sulle sue potenzialità ancora tutte da esplorare, da anni lavora anche Maurizio Scaparro (fino al recente film “L’ultimo Pulcinella” con Massimo Ranieri), che a dicembre al Valle presenterà un’ulteriore tappa del suo progetto Cinema è Teatro, nato proprio qui. |