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Le letture di Albertazzi e Mascia Musy danno vita alle pagine
del romanzo di Enrico Groppali sulla ”scandalosa” Maria Tarnowska


Le voci di Giorgio Albertazzi e Mascia Musy per dare colore e creare atmosfera alle pagine del nuovo romanzo di Enrico Groppali, “Il diavolo è femmina” (ed. Mondatori), in cui il noto critico teatrale, con spietata lucidità restituisce nel suo drammatico fulgore la vicenda scandalosa e tormentata di Maria Tarnowkska (la diabolica contessa su cui sia Fassbinder sia Visconti tentarono invano di realizzare un film), in una narrazione in cui ognuno dei protagonisti prende la parola per raccontare al mondo la sua verità. Una storia in cui si riflette quella dell’intera aristocrazia europea – ricca, estetizzante, dannunziana – di inizio Novecento.
Venezia, gli anni mirabilmente “sventati” della Belle Époque: la contessa russa Maria Tarnowska, aristocratica di origine scozzese intima della famiglia imperiale, viene arrestata con l'accusa di aver fatto uccidere uno dei suoi amanti, il conte Pavel Kamarovski. Non ha nemmeno trent'anni, ma già molti uomini si sono rovinati per lei.
Il suo cinismo, la sua spregiudicatezza, le abitudini depravate cui si dedica con esaltata applicazione, sono leggenda. Il 4 marzo 1910 le porte del Palazzo di Giustizia di Venezia si aprono per l'inizio del dibattimento, presto definito dalla stampa di tutto il mondo "il processo dei russi". Oltre la contessa, sono imputati del delitto il suo legale, avvocato Prilukov, l'anima nera che avrebbe concertato il crimine, e il giovanissimo Nicolas Naumov, esecutore materiale. Movente: la polizza sulla vita per una somma esorbitante sottoscritta a favore della contessa. Tutta l’Europa che conta, dai poeti agli intellettuali agli artisti, segue con il fiato sospeso l'insolito avvenimento…

Appuntamento al Teatro Valle, martedì 13 aprile alle ore 12. Sarà presente l’autore. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

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Un documentario su Bice Minori, sarta teatrale, 85 anni
racconta anche la storia di oltre mezzo secolo della scena italiana


Lunedì 14 dicembre, alle ore 21, al Teatro Vittoria sarà presentato “Le mani di Bice”, un documentario realizzato dalla regista Gigliola Funaro (che, dopo venti anni trascorsi in Rai, dal 2006 lavora come artista e produttrice indipendente), nato da un’idea e con la collaborazione della costumista Gianna Gelmetti.
La Bice del titolo è Bice Minori, 85 anni, proprietaria della sartoria teatrale Bi.Mi, ancora in attività. Attraverso la sua vicenda professionale e privata, nel documentario – un appassionante viaggio nella straordinaria artigianalità italiana -, si ripercorre oltre mezzo secolo di storia del teatro italiano: dalla sartoria della Minori sono usciti, tra gli altri, i costumi della prima edizione spoletina dell’ “Orlando Furioso” di Luca Ronconi, quelli per gli spettacoli di Eduardo per la Rai, quelli della “Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone e, ultimamente, quelli del musical "Nôtre Dame de Paris".
E’ Bice che si racconta, ma parlano di lei, oltre a Gianna Gelmetti, i costumisti Santi Migneco e Rosaria Rapuano, e anche famosi personaggi dello spettacolo e della cultura che con lei hanno lavorato, quali la scrittrice e regista Maricla Boggio, Dacia Maraini, Michele Mirabella, Michele Placido, il produttore musicale David Zard.

















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