Francesco Pannofino gioca, e diverte, con il cerchio delle sue passioni

In serata unica, domani, martedi 19 marzo, alle ore 21, al Piccolo Eliseo, uno spettacolo anomalo, intitolato “Io vendo le emozioni” di e con Francesco Pannofino – attore curioso e versatile che spazia tra teatro, cinema, televisione, commedie musicali e doppiaggio, e che con l’album che ha lo stesso titolo dello spettacolo, frequentando il mondo della canzone d’autore, completa il cerchio delle sue passioni e la voglia di comunicare emozioni.
Uno spettacolo fatto di tanti ingredienti mai ingabbiati in un copione rigido, sempre sorretto dall’ironia e dalla voglia di ridere insieme. Accompagnato dal Lino Rufo Blues Trio e spalleggiato dall’amico giornalista Alfredo Saitto, l’attore racconta storie, propone alcune sue canzoni, riflette su quello che ci circonda con dei mini-monologhi, condivide alcuni classici di De Andrè, Gaber, Ruggeri interpretati a modo suo, interagisce con i suoi compagni di viaggio e si diverte in modo libero per poter divertire il suo pubblico.
In un intrattenimento puro e sano – anticipa una nota di presentazione della serata – che regala piccole e grandi riflessioni, senza mai prendersi sul serio e cercando, con leggerezza, il partecipato consenso di chi crede che il bicchiere è sempre mezzo pieno (o fa in modo che lo sia).

Piccolo Eliseo – Biglietteria: tel. 06/ 83510216 – Prezzo: 25 euro

Dal libro di Sciascia, un “processo” sulla scomparsa di Ettore Majorana

Al Teatro Palladium/ Fondazione Roma Tre, in prima assoluta, da giovedi 21 a domenica 24 marzo, è in scena “La scomparsa di Majorana”, ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, regia di Fabrizio Catalano, suo nipote. Lo spettacolo, in scena nel trentennale della morte dello scrittore di Racalmuto, ripercorre la vicenda della presunta morte, avvenuta nel 1938, del giovane e promettente fisico siciliano Ettore Majorana.
Partito in nave da Palermo ma apparentemente mai approdato a Napoli, lo scienziato, chiuso in sé stesso e concentrato su studi di cui non parlava con nessuno, aveva forse intuito prima d’ogni altro la strada per la creazione di una devastante arma nucleare. Ne era rimasto atterrito, e aveva voluto estraniarsi dal mondo prima che questo precipitasse nel baratro dell’era atomica. Questa, almeno, è la tesi di fondo di Sciascia, che a Majorana e al suo dramma interiore ha dedicato uno dei suoi libri più illuminanti.
Poco alla volta, emergeranno i tormenti di un genio che avrebbe potuto cambiare il destino dell’umanità, e che invece ha preferito essere un ragazzo schivo, per nulla competitivo o in cerca della gloria. Spesso isolato, con rarissimi amici. Alcuni di questi, nella Germania che nel ’45 ha appena perso la guerra. Ciò ha alimentato, nei decenni successivi, la detestabile ipotesi che Majorana avesse simpatie naziste. Non le aveva – le sue lettere in proposito sono abbastanza chiare – come non le aveva Heisenberg, che di Majorana era stato mentore e giuda nell’ambiente dell’Università di Lipsia, dove si discuteva di fisica come di filosofia e dove Ettore era davvero a suo agio.
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Diventare adulti o continuare ad essere irresponsabilmente giovani?

Da martedì 19, a domenica 31 marzo, l’OFF/OFF Theatre presenta, in prima nazionale, lo spettacolo” Loose Ends” – Giovani Sospesi, un testo sul difficile e inevitabile passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta, portato in scena da tre attori under 30: Jacopo Olmo Antinori, Federica Sabatini e Edoardo Purgatori. La regia è di Armando Quaranta. Spettacolo prodotto
da Khora Teatro.
“Loose Ends–Giovani Sospesi – come si legge in una nota di presentazione dello spettacolo- esplora temi universali come l’amicizia, i conflitti generazionali e soprattutto il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Dal chiuso di un salotto in un piccolo appartamento romano a Monteverde, riesce ad espandersi fino a contenere un’epoca, un Paese, e soprattutto l’anima di una generazione, inchiodata di fronte a un terrificante bivio esistenziale. Cosa significa crescere? Ne vale la pena? È meglio mettersi in gioco, trovare la propria identità e diventare adulti, oppure continuare a vivere nell’illusione di un’eterna e irresponsabile giovinezza?

Informazioni e prenotazioni: tel. 06/89239515.

In Aula magna, concerto dedicato alle Sonate per violino e pianoforte

Sabato 16 marzo, per l’ Istituzione Universitaria dei Concerti, nell’Aula Magna della Sapienza, appuntamento con Carolin Widmann, esponente di punta delle nuove generazioni di violiniste, in musiche del primo Novecento e in due Sonate di Schumann, l’autore che le ha fatto vincere i più ambiti premi discografici. Con lei, il pianista Dénes Várjon, suo abituale partner in sala da concerto e negli studi di incisione.
Presentano un programma che include Debussy (l’unica “Sonata per violino e pianoforte”) e Sàndor Veress, considerato il più significativo compositore ungherese della generazione successiva a Bartók (con la “Sonatina per violino e pianoforte”, una delle opere più riuscite dei suoi anni giovanili), e culmina con le prime due delle tre “Sonate per violino e pianoforte” di Schumann: con questo concerto la IUC prosegue l’esecuzione pressoché completa della musica per violino e pianoforte di Robert Schumann nel corso di questa stagione.

Un concerto – e conversazione – “Mitiche donne, dal Seicento… a oggi”

Giovedi 21 marzo, alle ore 18, La Sala della Fortuna del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia (piazzale di Villa Giulia 9), ospita il secondo concerto della XVIII stagione dell’Orecchio di Giano: Dialoghi della Antica et Moderna Musica, intitolato “ Mitiche donne: divinità, maghe, mostri dal Seicento … a oggi”, con l’ensemble Seicentonovecento – direttore,e al cembalo, Flavio Colusso, e il soprano Maria Chiara Chizzoni.
Musiche di Giacomo Carissimi (Lamento di Maria Stuarda e Falsirena disperata), Francesco Cavalli (Stanza degli incanti di Medea dall’opera “Il Giasone”, Atto I, sc.14, Venezia 1649), Flavio Colusso (Quid agis con meum? e Scena della Maga dall’opera “I Naviganti del Tempo”, sc.1, 2017).
Il concerto è preceduto (ore 16.30) dalla converszione “Chi dice donna dice… danno?” con gli autori Giuseppe Pucci e Igor Baglioni, introdotta da Valentino Nizzo e condotta da Francesco Pignataro e Simona Sanchirico, in collaborazione con Fondazione Dià Cultura “Dialoghi di Archeologia”.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili- Informazioni: 328.6294500 oppure: info@musicaimmagine.it

In Aula Magna, dialoghi e assoli di un clarinetto e di un’arpa llanera

Domani, martedì 12 marzo, alle 20.30 l’Istituzione Universitaria dei Concerti, nell’Aula Magna della Sapienza, presenta un concerto di cui sono protagonisti il clarinetto di Gabriele Mirabassi e l’arpa llanera del colombiano Edmar Castañeda, due virtuosi dei loro strumenti che si avvalgono del loro “tesoro artistico”, accumulato in anni di studio profondo, per creare musica. Cominciano il concerto con suoni quasi acquatici, un’introduzione suggestiva e sospesa, e poi entrano nel vivo della loro esibizione.
L’arpa di Castañeda è eterea ma allo stesso tempo è anche la base dei vari pezzi eseguiti, proponendo una nota fissa che ritorna ritmicamente. Mirabassi, che ama la musica brasiliana quanto quella europea, non dimentica il livello di impatto più emotivo, che può giungere anche all’ascoltatore che non sia esperto di jazz.
Castañeda suona con l’arpa il suo fervore religioso, in maniera ispirata, ma, se vuole, può prendere le maracas, il primo strumento da lui studiato, e fare uno strepitoso “solo”. Ci sono “soli” di arpa in cui Castañeda sembra sdoppiarsi in un duo di arpa e contrabbasso e i “soli” di Mirabassi sono veri e propri racconti in musica. Giocano e si divertono, Mirabassi e Castañeda, perché amano e conoscono benissimo i loro strumenti.
Il concerto ha il patrocinio dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana.
Informazioni per il pubblico: tel. 06/ 3610051-52.

Gabriele Lavia conclude la sua trilogia pirandelliana

All’Eliseo, dal 13 al 31 marzo, è in scena “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, regia di Gabriele Lavia, che, dopo “Sei personaggi in cerca d’autore” e “ L’uomo dal fiore in bocca… e non solo”, chiude la sua personale trilogia pirandelliana.
La nuova produzione è della Fondazione Teatro della Toscana in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino e il Biondo di Palermo.
Lavia ne è anche il protagonista, con un numeroso gruppo di attori. Scene di Alessandro Camera, costumi di Andrea Viotti, musiche di Antonio Di Pofi, coreografie di Adriana Borriello.

Teatro Eliseo – Botteghino: tel. 06/ 83510216.

“Trilogia Malosti” da Henry James, Camillo Boito e Lev Tolstoj

Fino al 17 marzo, al Teatro di Villa Torlonia continua “Trilogia Malosti” dedicata a tre donne, tre affascinanti e misteriose figure letterarie di fine Ottocento, narrate e descritte dalla penna di Henry James, Camillo Boito e Lev Tolstoj, alle quali dà corpo e voce Irene Ivaldi.
Dopo il primo appuntamento con Miss Jessel, la misteriosa istitutrice di “Giro di vite” di Henry James, nel secondo appuntamento – dal 12 al 14 – Valter Malosti porta in scena la protagonista di “Senso”, dall’opera di Camillo Boito, nota al grande pubblico grazie alla versione cinematografica di Luchino Visconti del 1954. È il diario di una passione forte come la morte, trasposto qui in uno spettacolo da camera, dove gli spettatori sono invitati ad ascoltare i racconti della contessa Livia Serpieri come fossero ospiti di un immaginario salotto ottocentesco.
Chiude la trilogia – dal 15 al 17 – “Anna Karenina”, primo studio in forma di reading: un fitto dialogo tra voce e violoncello (Lamberto Curtoni) compone e intesse la traiettoria della vita di Anna Karenina, bella, giovane, brillante, ma sottoposta alle ferree regole di convivenza della società pietroburghese. L’incontro con il giovane Vronskij, – ricco, intelligente, nobile –, è deflagrante per il futuro della donna poiché, per lui, Anna rifiuta l’offerta di divorzio che il marito le offre e rinuncia a vedere il figlio che ama. Una moderna eroina che desidera che il suo sentimento non venga contaminato dalle convenzioni che regolamentano i rapporti ordinari.
Le prime degli spettacoli saranno precedute da un
incontro con la giornalista e critica teatrale Katia Ippaso.

Si inaugura la XVIII stagione concertistica di Villa Lante al Gianicolo

La XVIII stagione dell’Orecchio di Giano a Villa Lante al Gianicolo organizzato da MusicaImmagine – alla scoperta di rarità musicali di ieri e di oggi, con artisti e compositori illustri ospiti dell’Ensemblea Seicentonovecento fondato e diretto da Flavio Colusso, e da sempre impegnato nella rivisitazione del passato e nell’esecuzione di nuove opere – è dedicata ad Aurio Tomicich nel decennale della scomparsa del grande basso triestino, colonna portante dell’Ensemble Seicentonovecento per oltre 15 anni.
L’inaugurazione – il 12 marzo alle ore 20 – è una “festa musicale” a cui partecipano molti degli artisti dell’Ensemble che hanno avuto l’onore e il piacere di condividere con Aurio avventure professionali e di vita.
In programma, musiche di J.S.Bach, Castello, Colusso, Antonio Draghi, Fabrizio Fiale, Puccini, Strauss,Schumann, Verdi.
Villa Lante – Passeggiata del Gianicolo 10 – Prezzi: intero 25 euro, ridotto (giovani under 26) 15 euro – Si consiglia la prenotazione – Tel. 328.6294500.

Al secondo matrimonio, scopre di essere già nonno e bisnonno

Al Teatro Manzoni, fino al 24 marzo, si replica “Papà”, un classico della comicità di Pierre Chesnot- prolifico autore francese di commedie di grande successo come “L’inquilina del piano di sopra” e “Quattro donne e una canaglia” -,con l’adattamento e la regia di Carlo Alighiero che ne è anche il protagonista insieme a Elena Cotta: coppia che festeggia i settant’anni dal primo incontro a Milano, nell’autunno del 1949. Carlo ed Elena si sono poi trasferiti a Roma per frequentare l’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico. Da allora, insieme hanno calcato le scene di tanti teatri d’Italia e nel 2012 hanno festeggiato le Nozze di Diamante rinnovando la promessa di matrimonio.
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