Da Goldoni, il teatro e l’emozione che somiglia alla felicità

Al Teatro Vittoria, fino al 6 gennaio è in scena la celebre commedia di Carlo Goldoni “L’impresario delle Smirne”. Scritta nel 1759, rappresentata per la prima volta durante il Carnevale di Venezia dell’anno seguente, era originariamente in versi martelliani e fu poi ridotta in prosa dallo stesso autore. Spettacolo prodotto da Attori & Tecnici, adattamento e regia di Stefano Messina, questa edizione vuole essere un omaggio allo scalcinato mondo dell’avanspettacolo o meglio, più in generale,al mondo del teatro, con le sue luci e le sue ombre.
Saltimbanchi che “tentano la vita, che inventano il teatro” ,come raccontano le belle parole di Enzo Jannacci, in uno dei pezzi musicali cantati dal vivo nello spettacolo. Soubrettes e attori disperati e affamati, in cerca di una scrittura per sbarcare il lunario. Impresari che esercitano il loro potere in cambio di favori sessuali, e la speranza, con l’arrivo di un ricco mercante turco, che vuole fare una compagnia per le Le Smirne (come allora si designava correntemente la Turchia). Le cose andranno diversamente ma l’illusione sarà ricompensata dalla consapevolezza che solo il teatro e il mestiere dell’attore possono dare quei brividi e l’emozione che assomigliano tanto alla felicità.
Gli interpreti (in ordine di entrata in scena): Nicolas Zappa, Carlo Lizzani, Stefano Dilauro, Chiara David, Andrea Carpiceci, Chiara Bonome, Mattia Marcucci, Virginia Della Casa. Musiche di Pino Cangialosi, costumi di Ludovica Rosenfeld.