Al Quirino, il palcoscenico e la vita, tra memoria e attualità

Diciassette spettacoli tra prosa e danza costituiscono il cartello della stagione 2019-2020 del Teatro Quirino-Vittorio Gassman, curata da Geppy Gleijeses e Guglielmo Ferro: la decima di gestione privata dopo la dismissione dell’Eti ( il Quirino festeggerà l’anno prossimo il 150esimo della sua nascita).
La stagione si aprirà il 1° ottobre con un importante ritorno, quello di Michele Placido, adattatore e regista di “Piccoli crimini coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt, che accanto a Anna Buonaiuto farà rivivere la tormentata e dolorosa vicenda di una coppia – marito e moglie da quindici anni – che dopo un piccolo incidente domestico, e la perdita del*la memoria di lui – è costretta a rivedere il proprio vissuto tra un confronto verbale – a tratti amorevole,a volte ironico e feroce – sostenuto, per loro fortuna, da una attrazione fisica che continua a tenerli avvinti. Si replica fino al 13 ottobre.

Dal 15 al 27 ottobre, Alessandro Gassman e Massimiliano Gallo, che tornano a recitare insieme dopo aver condiviso set e avventure cinematografiche, sono i protagonisti della commedia “Il silenzio grande” di Maurizio De Giovanni, autore dei libri della serie “Il Commissario Riccardi” fino a “I bastardi diPizzofalcone” (con il quale Gassman ha lavorato) e che esordisce nel teatro. Con loro, Monica Nappo. Paola Senatore, Jacopo Sorbini, con la partecipazione di Stefania Rocca. Scene di Gianluca Amodio, costumi di Mariano Tufano, musiche originali di Aldo & Pivio De Scalzi.
“L’anima buona di Sezuan” di Bertolt Brecht (traduzione di Roberto Benin) in scena dal 29 ottobre al 10 novembre, è uno degli spettacoli più attesi che debutterà al Festival di Borgio Verezzi a luglio. Porta la firma di Monica Guerritore ed ha un sottotitolo: Omaggio a Giorgio Strehler, perché la Guerritore si è ispirata all’edizione del regista del Piccolo Teatro di Milano nel 1981: tornando nel ruolo della prostituta Shen Te, unica “anima buona” nella capitale della provincia cinese del Sezuan: “Mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht – annota l’attrice – risponde alla missione civile e politica del mio mestiere. Teatro civile, politico, di poesia”. Con lei, un selezionato piccolo gruppo di altri interpreti. Scene da un’idea di Luciano Damiani, costumi di Walter Azzimi, collaborazione musicale di Paolo Daniele.
Dal 19 novembre al 1° dicembre, con la regia del regista russo, di cinema e di teatro, Andrei Konchalovsky, è in scena “Amadeus” di Peter Shaffer (traduzione di Masolino D’Amico), ultima rielaborazione della leggenda romantica già raccolta da Puskin e messa in musica da Rimskij-Korsakkov, secondo la quale Wolfgang Amadeus Mozart era stato vittima del geloso rivale, il giovane salisburghese Antonio Salieri. Peter Shaffer, dopo il successo londinese, 1978, ha riscritto più volte il testo di “Amadeus” che fu profondamente modificato per l’edizione americana diretta, come quella londinese, nel 1981, da Peter Hall, fino al film , del 1984, di Milos Forman. Nel ruolo di Salieri c’è Geppy Gleijses, in quello di Mozart recita Lorenzo Gleijeses, suo figlio.
Dal 3 all’8 dicembre un altro ritorno, quello Enrico Guarneri che, con la regia di Guglielmo Ferro, è il protagonista di “Mastro Don Gesualdo” (di Giovanni Verga), il manovale che, riuscito a “farsi da solo” – divenendo ricco con il proprio lavoro -, è odiato da tutti, trattato ora con disprezzo ora con ironia. Altri interpreti: Rosario Marco Amato, Pietro Barbaro, Giovanni Fontanarosa, Rosario Minardi, Vincenzo volo. Scene do Salvo Manciagli, costumi di Carmen Ragonese, musiche (e videoproiezioni) di Massimiliano Pace.
Primo dei due spettacoli di danza della nuova stagione, dal 17 al 23 dicembre è in scena “Lo Schiaccianoci” di Ciajkovskij del Balletto di Roma, nuova ideazione, drammaturgia e coreografia di Massimiliano Volpini. Scene e costumi di Erika Carretta.
Dal 23 dicembre al 6 gennaio il sipario si alza su “”A che servono gli uomini?” , commedia con musica scritta da Iaia Fiastri, autrice di successo e storica collaboratrice di Garinei Giovannini. Nella prima messa in scena, nel 1988, nel ruolo della protagonista c’era Ombretta Colli (con le musiche di suo marito, Giorgio Gaber). Ora è Nancy Brilli: “Avevo 23 anni quando Iaia terminò questo testo, l’unico per il quale Gaber abbia scritto le musiche, e ha continuato a chiedermi, nel tempo, di portarlo in scena. Lo faccio ora. Questa non è solo una commedia, è un atto d’amore”. La regia è di Lina Wertmuller. Lo spettacolo è in scena a distanza di un anno esatto dalla morte di Iaia Fiastri: il 28 dicembre del 2019.
Dal 7 al 19 gennaio Geppy Gleijeses dirige Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini protagoniste di “Arsenico e vecchi merletti”, di Joseph Kesserling, traduzione di Masolino D’Amico, ispirandosi alla regia di Mario Monicelli nell’omonimo spettacolo del 1992 (in cui era tra gli interpreti). Anche in questo caso, una ricorrenza: il decimo anniversario della morte di Monicelli.
Un interessante ritorno sulla ribalta romana è quello dello spettacolo “Si nota all’imbrunire” – Solitudine da Paese spopolato, di cui è autrice e regista Lucia Calamaro, un’appassionata studiosa di sociologia che ha addirittura creato una compagnia per mettere in scena gli spettacoli che scrive e dirige. Come si accenna nel sottotitolo, è uno spettacolo sulla “solitudine sociale”, un male oscuro e insidioso. Per richiamare l’attenzione su questo problema, che sta crescendo in tanti Paesi, in Francia è stata istituita una Giornata della Solitudine ed in Inghilterra è stato addirittura creato un Ministero della Solitudine. Protagonista dello spettacolo è Silvio Orlando, nel ruolo di un uomo, un padre, che – una metafora del stato mentale -, vive “accanto all’esistenza” e non più dentro la realtà. Con lui, nei ruoli di un fratello e di tre figli, Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini. Scene di Roberto Crea, costumi di Ornella e Marina Campanale. In scena dal 31 gennaio al 2 febbraio.
Una nuova versione di “Liolà” di Pirandello è quella che, nell’adattamento e con la regia di Francesco Bellomo, è in scena dal 4 al 16 febbraio. La “revisione” riguarda le caratteristice dei personaggi , i riflessi di una società soltanto apparentemente morigerata, con gli anziani che parlano con cadenze dialettali più accentuate rispetto al inguaggio italianizzato dei giovani. Interprete principale Sergio Assisi, con la partecipazione di Enrico Guarnieri. Scene e costumi di Carlo De Marino musice di Mario D’Alessandro e Roberto Procaccini.
“Felicità Tour”, in scena dal 18 febbraio al 1° marzo, è un insieme di monologhi di Alessandro Siani – anche regista -, occasione per racc0ntare non solo il “dietro le quinte” delle pellicole da lui girate, ma per poter parlare delle differenze tra Nord e Sud e tra ricchi e poveri, di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose, e di evidenziare le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti. Tra “disperati di professione” e “sognatori disoccupati”. In scena con Alessandro Siani ci sarà Umberto Scipione che con la musica “segnerà” le sue tappe cinematografiche.
“Un tram che si chiama desiderio” è un titolo “storico” di Tennessee Williams, una pietra miliare del teatro e del cinema che per la prima volta – era verso la fine deli Anni Quaranta – metteva allo specchio l’America, alzando il velo della macchina oppressiva della famiglia, dell’anima ipocrita dei pregiudizi, la stupidità delle paure morali. Nella traduzione di Masolino D’Amico, il testo è messo ancora in scena con la regia d Pier Luigi Pizzi , grande maestro della scena internazionale, che firma anche scene e costumi, che dirige, tra gli altri, nei ruoli di protagonisti, Mariangela D’Abbraccio e l’attore emergente Giulio Corso.
Leo Gullotta “diventa” Bartleby l’obiettore, il personaggio creato da Herman Melville due anni dopo “Moy Dick”: protagonista di “Bartleby, lo scrivano” di Francesco Niccolini, liberamente ispirato al romanzo di Melville, è il personaggio che avvia un processo dubitativo di disgregazione di un sistema “lavoro- dovere”, che “si incista” nella storia positiva di Wall Street, ma non come un batterio che ammalerà l’ambiente ma come la cura che proverà a salvare un “mondo malato” che si nutre di numeri e algoritmi. Altri interpreti: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci. Scene di Sergio Mariotti, costumi di Giuliana Colzi, la regia è di Emanuele Gamba. In scena dal 17 al 29 marzo.
Si intitola “La classe” lo spettacolo di Vincenzo Manna. Ambientato, ai nostri giorni, in una cittadina europea in forte crisi economica e dove disagi, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. E dove un “insegnante” viene assunto come “professore potenziato” che si impegna a risolvere diverse situazioni fino a quando, però…
Il titolo dello spettacolo è anche quello di un progetto che ha preso avvio da circa 2000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni sulle loro relazioni con “gli altri” intesi come”diversi, altro da sé” e sul loro rapporto con “il tempo” inteso come capacità di legare il presente con il passato, anche remoto, e con un futuro non prossimo. Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo di Vincenzo Manna. Scene di Alessandro Chiti, costumi di Laura Fantuzzo, musiche di Paolo Coletta, la regia è di Giuseppe Marini. Debutto il 31 marzo, le repliche fino al 5 aprile.
Dal 7 al 19 aprile un interessante “ritorno al passato”: in occasione del 40esimo anniversario della morte dello storico e importante commediografo Diego Fabbri, la Gitiesse Artisti Riuniti rimette in scena ”Processo a Gesù” con la regiadi Geppy Gleijeses e venti attori, tra i quali Paolo Bonacelli, Marilù Prati, Marco Cavalcoli, Daniela Giovannetti e alcuni allievi-attori dell’ultimo anno di corso delle migliori Scuole di teatro d’Italia. Il capolavoro di Diego Fabbri, anticipa un nota di presentazione, è un testo di strabiliante attualità che ci interroga sul senso della Fede, sulla Giustizia, sulla Solidarietà, che fruga nell’interno della nostra coscienza stimolandoci a una riflessione profonda – ateo o credente che si sia – a interrogare se stesso e la propria anima.
Dal 28 aprile al 3 maggio, il secondo spettacolo di danza del nuovo cartellone: “Io, Don Chiasciotte”. Musiche di Ludwig Minkus e Autori Vari, coreografie e regia di Fabrizio Nonteverde, scene di Fabrizio Monteverde, costumi di Santi Rinciari.
A concludere i programmi, dall’8 al 17 maggio – a grande richiesta -, il ritorno di un altro spettacolo della Gitiesse Artisti Riuniti, (e della Best Live di Alessandro Siani e Sonia Mormone), protagonisti Geppy Gleijeses (anche regista), Marisa Laurito e Benedetto Casillo: “Così parlò Bellavista” in cui Gleijsese firma anche l’adattamento del film e del romanzo di Luciano De Crescenzo.