Un vivace ritorno di Cyrano di Bergerac apre il Centenario dell’Eliseo

Il Teatro Eliseo ha inaugurato ufficialmente la stagione 2018-2019 – la Stagione del Centenario dello storico Teatro di Via Nazionale – con lo spettacolo di sua produzione “Cyrano di Bergerac” di Edmondo Rostand – repliche fino al 25 novembre, protagonista Luca Barbareschi, adattamento e regia di Nicoletta Robello Bracciforti. Una scelta, quella di Barbareschi , che dell’Eliseo cura anche la direzione artistica – che ha acceso i riflettori su una nuova edizione di una commedia in versi martelliani – due atti, divisa in cinque quadri -, di un autore ricco e illuminato (di cui ricorrono i cento anni dalla morte), su un personaggio leggendario – straordinario spadaccino, spirito libero e poeta, con una naso che “di almeno un quarto d’ora lo precede” – ispirato, però, alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più eclettici scrittori del Seicento francese, e ad alcune caratteristiche del suo pensiero e della sua vita.
Un personaggio, quello di Edmon Rostand , apparso per la prima volta in scena a Parigi nel 1897, le cui vicende sono entrate nell’immaginario popolare tradotte, adattate e interpretate moltissime volte nel teatro (anche quello musicale) e nel cinema (addirittura dall’epoca del muto).

La storia che vi si narra, è quella di Cyrano, poeta spadaccino, funambolo della parola, sereno, libero, incapace di compromessi, lontano dai vizi provenienti dalla mancanza di dignità, dall’assoggettamento al potere, dal timore della sconfitta. Ma che, consapevole della sua bruttezza, non trova il coraggio per dire tutto il suo amore per la cugina Rossana; della quale è innamorato anche Cristiano, giovane cadetto di Guascogna, bello quanto privo di spirito. Al quale Cyrano suggerisce le parole per conquistare il cuore della giovane: nelle lettere che le scrive, e addirittura sostituendolo, con la complicità del buio della notte, in una appassionata dichiarazione d’amore.
Rossana e Cristiano si sposano, rintuzzando le pretese del comandante dei cadetti, il conte de Guiche, mentre si rinsalda l’amicizia tra Cristiano e Cyrano che Guiche, per vendetta, manda sul campo di battaglia (guerra franco- spagnola in pieno Seicento). Dove lei, con uno stratagemma li raggiunge. E dove Cristiano muore.
Rossana si chiude in convento, dove ogni sabato – per 15 anni – Cyrano la va a trovare e dove lei, troppo tardi, scopre la verità: Cyrano le muore fra le braccia gravemente ferito in una aggressione, dopo il delirio di una angosciosa agonia.
L’adattamento (e la regia) di Nicoletta Robello Bracciforti, e l’interpretazione di Babareschi, vanno al di là del semplice gioco teatrale, e danno allo spettacolo accenti di modernità, che “vestono” le parole che raccontano coraggio e passione, poesia e bellezza, sorriso e malinconia.
Accanto a Barbareschi – che, sono parole sue, nel ruolo di Cyrano ritrova se stesso – recitano una sensibile e determinata Linda Gennari, Duilio Paciello, Thomas Trabacchi, Duccio Camerini, Massimo De Lorenzo, con Valeria Angelozzi, Gerardo Maffei, Federica Fabiani, Raffaele Gangale, Alessandro Federico, Federico Le Pera, Matteo Palazzo, Carlo Ragoni, Alberto Torquati (anche in più di un ruolo), e con allievi e allieve del corso di recitazione della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté della Regione Lazio (anche loro in più di un ruolo).
Di notevole impatto visivo la scenografia di Matteo Soltanto che usa palcoscenico e sottopalco, botole, scale, altalene , elementi mobili in ferro – cambiamenti a vista effettuata da giovani interpreti. I costumi sono di Silvia Bisconti, le musiche originali di Arturo Annecchino. Movimenti di scena e maestro d’armi Alberto Bellandi.

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