IL festival di Borgio Verezzi chiude con altri tre debutti nazionali

Ultimi tre spettacoli del Festival di Borgio Verezzi, tutti in debutto nazionale, di cui uno evento speciale nelle Grotte.
Venerdi 10 agosto, con replica sabato 11,
presentato da Carpe Diem Produzioni, “Casalinghi disperati” di Cinzia Berni e Guido Polito, regia di Diego Ruiz, con Nicola Pistoia. Gianni Ferreri, Max Pisu, Danilo Brugia. Una commedia divertente, attuale, irriverente e molto verosimile. I quattro protagonisti sono uomini fragili che cercano di sopravvivere alla loro condizione di separati, tentando di districarsi tra problemi economici, sentimentali, di convivenza e provando a salvaguardare almeno il loro rapporto con i figli.

Domenica 12, lunedì 13, martedì 14 e giovedì 16 agosto, l’evento speciale nelle Grotte di Borgio Verezzi: la compagnia Uno Sguardo dal Palcoscenico presenta “Purgatorio”, spettacolo itinerante su brani della “Comedìa” di Dante Alighieri, regia di Silvio Eiraldi, con Giovanni Bortolotti, Alessio Dalmazzone, Luca D’Angelo, Gaia De Marzo, Silvio Eiraldi, Monica Rabino, Omar Scarone, Monica Russo e con la partecipazione straordinaria di Miriam Mesturino, Manuel Signorelli, Davide Diamanti. Costumi e impianto scenico a cura delle classi 3^A e 4^A del Liceo Artistico Giordano Bruno di Albenga – Indirizzo scenografia.
Si chiude – sabato 18 con replica domenica 19 agosto con uno spettacolo presentato da Officine del Teatro Italiano: Non si uccidono così anche o cavalli?”, tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy, traduzione di Giorgio Mariuzzo adattamento di Giancarlo Fares, firma anche la regia. con Giuseppe Zeno e con Sara Valerio e 14 attori della compagnia, e una band di musica dal vivo – Canzoni originali di Piji.
Dopo i grandi successi di pubblico e critica ottenuti con “Le Bal. L’Italia balla dal 1940 al 2001” – si legge in una presentazione dello spettacolol – a naturale prosecuzione del progetto artistico non poteva che essere “Non si uccidono così anche i cavalli?”, una storia in cui il ballo e la musica si fanno drammaturgia e permettono che la narrazione proceda su un doppio binario: le parole e le azioni degli attori ballerini che si muovono sul palco. Il mattatore e organizzatore della folle maratona di ballo è l’uomo a cui è affidato il racconto degli eventi, la coprotagonista femminile, sposta il racconto incentrando il focus sul punto di vista opposto. Entrambi fanno parte del mondo dello spettacolo, entrambi ne sono vittime e alle volte vestono i panni dei carnefici.
Nella convinzione che tutto si possa raccontare con ironia e leggerezza lo spettacolo narra una vicenda drammatica conducendo il pubblico per mano, facendolo sorridere e divertire, innamorare e sognare. Nella nostra epoca, caratterizzata dai reality, niente è più contemporaneo del racconto di vite messe in mostra per accrescere il gradimento del pubblico.
In cambio di vitto e alloggio i partecipanti alla maratona devono ballare ininterrottamente per giorni e notti. La speranza non è soltanto quella di vincere la somma messa in palio per la coppia vincitrice, ma, soprattutto, quella di farsi notare dai registi e dai produttori che, come pubblico, assistono alla maratona.
A muoversi a passi di danza coppie di ogni genere, emblema di un’umanità variegata, disperata, grottesca e ironica.