Una rilettura classica e provocatoria del “Gabbiano” di Cechov

Al Teatro Stanze Segrete, da martedi 9 gennaio – con repliche fino al 4 febbraio – è in scena, in prima nazionale, “Il Gabbiano” di Anton Cechov nell’adattamento e con la regia di Ennio Coltorti, che del piccolo teatro nel cuore di Trastevere è direttore artistico. La scelta di mettere in scena, oggi, questo capolavoro, dice il regista che è anche uno degli interpreti, nasce dal desiderio di utilizzare la grande abilità di questo eccezionale drammaturgo “per emozionare i nostri spettatori condividendo con loro la sensazione di trovarci anche noi in un momento storico difficile e significativo”, e tuttavia evitando di chiuderci, come invece fanno quasi tutti i protagonisti del “Gabbiano”, in un apparentemente salvifico “nostro mondo”.

Giovani senza futuro, senza prospettive, sottilmente infelici; anziani soli, emarginati, tristemente rassegnati; adulti e professionisti talmente assorbiti dal proprio mondo e dalle proprie attività da relazionarsi superficialmente con tutto ciò che non riguardi il proprio immediato, ristretto ed egoistico interesse: gerarchie sociali in profonda trasformazione, difficoltà economiche in continuo aumento, mercati artistici obsoleti, dominati da classi baronali conformiste che impediscono la nascita di nuove forme di comunicazione e di espressione artistica: “Tutti segnali che lasciano presagire e temere un’imminente e sconvolgente conflitto” anticipa Emmio Coltorto. “Sembra un’analisi dell’attuale situazione del nostro Paese e in fondo di tutto l’Occidente”. È invece il mondo di Anton Checov descritto ne “Il Gabbiano”: il primo conflitto mondiale e la rivoluzione russa sono alle porte e l’apparente leggera ironia che domina nel dramma inquieta più di quanto lo avrebbe fatto una scrittura esplicitamente tragica.
Non sarebbe tuttavia stato possibile affrontare la straordinaria materia offerta da questo classico per antonomasia e riproporla al pubblico di Stanze Segrete in un allestimento altrettanto “classico” e di conseguenza altamente innovativo e in ultima analisi “provocatorio”, se non avessimo potuto disporre – dichiara ancora Coltorti – “ della maestria di attori straordinari strappati per una volta al proficuo mercato del doppiaggio e tornati alla primaria e più amata formazione e professione artistica”.
Che sono, oltre allo stesso regista, Gianna Paola Scaffidi, Jesus Emiliano Coltorti, Pietro Biondi, Giulia Shou, Gabriele Martini, Simona Allodi, Virna Zorzan, Marco Mete, Matteo Fasanella. I costumi sono di Rita Forzano, l’idea scenica di Andrea Bianchi (realizzazione di di Umberto Pischedda), la selezione musicale a cura di Sergio Pietro.

Teatro Stanze Segrete – Via della Penitenza 3 (nei pressi di “Regina Coeli” e l’Orto Botanico) – Tel. 06/ 6872690 – cell. 388.9246033. Tessere associativa semestrale 3 euro – Biglietto: 17 euro, ridotto (giovani fino ai 25 anni, anziani dai 70 anni, professionisti dello spettacolo) 12 euro.