Un famoso fotografo racconta una famosa Accademia di teatro

Il titolo “Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico nelle fotografie di Tommaso Le Pera” è quanto di più esaustivo si potesse pensare per un volume che, partendo dalla scelta di centinaia di fotografie di Tommaso Le Pera, documenta i risultati dell’attività didattica della celebre Scuola di teatro attraverso un arco di tempo che va dal 1973 al dicembre dello scorso anno. Tutto raccontato attraverso l’obbiettivo di un notissimo “fotografo di scena”, il quale ha còlto l’espressione interpretativa di tantissimi allievi, alcuni dei quali diventati famosi, non solo nel teatro ma anche nel cinema e in televisione, o che, a loro volta, sono diventati insegnanti, anche nella prolificazione delle scuole di teatro.

Non è davvero possibile fare citazioni di nomi e di volti di questo coloratissimo “archivio” senza incorrere in sia pure involontarie ma ingiuste omissioni. Il volume è strutturato con la presentazione di una sorta di locandine – in tutto sono sessanta, tante quanti sono gli spettacoli – con citazioni di titoli, autori, registi, cast artistici e tecnici, e luoghi di rappresentazione, che vanno dallo storico piccolo Teatro Studio Eleonora Duse della stessa Accademia (la maggior parte per i saggi di fine corso) al Festival dei Due Mondi di Spoleto, alle coproduzioni, a diversi teatri romani , tra i quali il Valle, il Quirino, l’India e l’Argentina.
Tommaso Le Pera (il quale confessa che nella sua professione di spettacoli ne ha visti e fotografati oltre quattromila) ha raccolto nel volume moltissime immagini-verità, che nei primi piani di quei ragazzi esprimono la comicità, gli incanti, i dolori, le rabbie e la drammaticità delle storie che stanno interpretando. Ma racconta anche il rapporto intimo, quasi di complicità, che spesso è nato tra lui e l’allievo, nel momento dell’ultima prova, prima di diventare “professionisti”: un momento denso di concentrazioni e tensioni, emozioni e timori, che hanno suscitato in lui una “tenerezza infinita”.
Per quanto riguarda il valore-testimonianza del volume nei confronti dell’Accademia, c’è da citare, sempre in apertura, un intervento di Caterina d’Amico, presidente dell’Accademia, che sottolinea come il volume sia davvero speciale perché tutti gli spettacoli sono proposti dallo stesso sguardo, “e questa continuità nel punto di vista, fa sì che il lettore possa illudersi di avervi assistito”. Mentre Lorenzo Salveti, direttore dell’Accademia, racconta il lavoro del fotografo visto da chi, come lui, in passato è stato “sulla ribalta” come regista delle prove degli allievi.
Non ho contato le fotografie che corredano ogni spettacolo, ma la maggior parte di questi sono “raccontati” anche dai quindici o venti scatti, anche a pagina intera. Con un effetto davvero notevole. Il formato del volume è 32 x 24, con 287 pagine in carta patinata (stampato da Grafiche Diemme).