Un regista ricorda il padre, salvato da un “eroe”

“La foto del carabiniere” – La storia di Salvo D’Acquisto e di mio padre – che si rappresenta fino al 15 febbraio al Teatro della Cometa -, è un denso monologo scritto e interpretato da Claudio Boccaccini, noto regista della scena romana, che ha come perno narrativo la storia di un giovane sottufficiale dei carabinieri che nel 1943 sacrificò la sua vita per salvare ventidue innocenti da una rappresaglia delle SS. Sulla vicenda è stato girato anche un film, diretto nel 1975 da Romolo Guerrieri, protagonista Massimo Ranieri.
Poche settimane dopo l’8 settembre, in una località di mare a pochi chilometri da Roma, Palidoro, in seguito alla fortuita esplosione di una cassa di munizioni, rimasero uccisi due soldati tedeschi. Ritenuto un “attentato”, dopo un immediato rastrellamento ventidue abitanti del posto stavano per essere fucilati. L’intervento del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, che si autoaccusò del fatto, salvò la vita ai ventidue innocenti, tra i quali c’era Tarquinio Boccaccini, il padre di Claudio.

Il racconto di Claudio Boccaccini, solo in scena per quasi due ore, parte da un episodio accadutogli nel 1960 quando aveva sette anni: quando raccolse, caduta dalla patente del padre in cui era “custodita”, una piccola foto di un giovane carabiniere in divisa. Chi era, e perché il padre la portava sempre con sé (quasi come un santino?).
Claudio Boccaccini comincia a raccontare la storia, dalle proprie radici: nato a Torpignattara (negli anni Cinquanta, una sorta di paese ai margini della città), mamma casalinga, padre con una piccola impresa, il nonno paterno era il fattore della “famosa” Torrimpietra, azienda agricola dell’agro romano che all’epoca si estendeva dal lago di Bracciano fino al mare e contava circa ottomila dipendenti. I nonni paterni vivevano perciò nel castello di Torrimpietra: la nonna aveva la servitù e anche la dama di compagnia,e quando veniva a Roma a fare acquisti usava una carrozza a cavalli…
Un racconto minuzioso, umano, senza concessioni e senza retorica, pieno di verità, di riflessioni ma anche di amabile ironia, venato di umorismo. Forse un po’ lungo? Dalla platea si levano risate, giovani, mentre gli spettatori con i capelli bianchi, annuiscono: in quei ricordi trovano una parte di se stessi.
Poi Boccaccini non racconta più il padre, la madre, la famiglia. Nel racconto entra quel giovane carabiniere, Salvo, che nella piccola stazione della zona di Palidoro è arrivato da Napoli. E’ fidanzato – lei si chiama Mariù, e uno di questi giorni verrà a trovarlo… E’un timido, riservato, ma come succede in questi casi, tra lui e gli abitanti di Palidoro spunta, cresce, si fa via via più vera e cordiale, l’ amicizia.
Poi il dramma, la tragedia: con l’irrompere improvviso della guerra, i toni si fanno concitati, gli ostaggi gridano la loro innocenza ma nessuno li ascolta. I tedeschi li costringono a scavarsi la fossa, l’asprezza straccia ogni umanità. Quando si fa avanti Salvo, e l’altruismo, la solidarietà, l’amicizia, diventano eroismo.
Per la cronaca, la sera del debutto, un applauso ininterrotto, lungo diversi minuti, ha chiuso lo spettacolo: prodotto da Società per Attori e alla cui realizzazione hanno collaborato Silvia Brogi (la compagna di Claudio Boccaccini) e Massimo Cardinali, Chiara Boccaccini (sua figlia) e l’aiuto regista Marzia Verdicchi. Musiche originali di Maurizio Coccarelli.

Teatro della Cometa – Via del Teatro Marcello 4 – Tel. 06/ 6784380.