Uto Ughi inaugura la stagione 2014-2015 della Filarmonica

Con l’esecuzione della “Partita in re minore per violino solo BWV 1004” di Bach, un brano che lo accompagna fin dal suo esordio a soli 7 anni, Uto Ughi apre la stagione 2014-2015 – la n. 194 – dell’ Accademia Filarmonica Romana giovedì 23 ottobre al Teatro Olimpico (ore 21). Rinsaldando il legame di affetto che lo lega da sempre all’istituzione romana, il grande violinista che quest’anno ha festeggiato 70 anni e ha recentemente pubblicato per Einaudi la sua autobiografia “Quel diavolo di un trillo. Note della mia vita”, si conferma fra i musicisti più rappresentativi del nostro Paese, erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche.

Con questo concerto, Uto Ughi rende omaggio alla memoria di Adriana Panni fra le protagoniste dell’organizzazione musicale italiana del secondo Novecento, instancabile animatrice e presidente della Filarmonica di cui quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa.

Alla fantasia, alla libertà e al rigore bachiano, con cui Ughi apre il suo concerto, segue nella seconda parte un programma caratterizzato dal grande virtuosismo che vedrà Ughi, accompagnato al pianoforte da Marco Grisanti, alle prese con le due “Polacche” e “Legénde” del compositore e violinista Henryk Wieniawski, con la scrittura raffinata ed elegante di “Introduzione e Rondò capriccioso op. 28” di Saint-Saëns  e la vivacità di “Tzigane” di Ravel. «Ma non è solo virtuosismo – tiene a precisare Ughi –. Nella musica di Wieniawski in particolare vive anche una struggente cantabilità slava, presente soprattutto nella ‘Legénde’. Affascinava il pubblico, aveva la stessa carica di virtuosità di Paganini, era capace di passaggi funambolici, però mai fine a se stessi, come qualche volta accade con Paganini. Wieniawski era polacco come Chopin e nelle due Polacche in programma potremmo percepire proprio questa capacità di essere sia trascinante, brillantissimo, che lirico, sognante, alternando spesso i due caratteri. In una scrittura che riserva al pianoforte un ruolo tutt’atro che secondario».

Grande virtuosismo e gentilezza melodica convivono anche in Saint-Saëns e Ravel, in cui la ricerca del colore, tipica dei musicisti francesi di fine Ottocento e inizio Novecento, si alterna al ritmo e alla sfida tecnica che mette a dura prova l’interprete.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei Guarneri esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista al quale Beethoven aveva dedicato la famosa “Sonata”.

 

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