Dal teatro al romanzo: Barbareschi alla ricerca di “segnali d’amore”

Lunedì 22 maggio, alle ore 18.30, al Piccolo Eliseo, presentazione del romanzo autobiografico “Cercando segnali d’amore nell’Universo” di Luca Barbareschi, al suo esordio in letteratura. Con l’autore intervengono Camilla Baresani e Pino Corrias..
Dopo il successo teatrale dell’omonimo spettacolo, e confrontandosi con le parole dei “grandi” – da Shakespeare all’ironia pungente di David Mamet, il suo autore di elezione -, Barbareschi ha scritto un romanzo autobiografico dedicato a quanti non hanno smesso di credere nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare.
“Sono grato per le ferite che ho ricevuto” scrive Barbareschi. E senza negare né rinnegare nulla, con la “spudoratezza” di sempre, si racconta. Cerca segnali. D’amore. In una autonarrazione ironica, divertente, piena di energia.
Di ciò che ha vissuto come uomo, come attore, come manager culturale, ci dice per la prima volta le motivazioni profonde. E come la ricerca di ciò che sta dietro l’apparenza si sia trasformata via via in cammino spirituale, un cammino che unisce ebraismo e neuroscienze, trasgressione e restituzione, rabbia e amore.

Ed. Mondadori – 180 pagine – 19 euro.

Giovanni Antonucci propone “Trilussa dalla poesia al café-chantant”

Venerdì 13 maggio, alle ore 18, presso la Libreria Feltrinelli (Viale Libia 188) sarà presentato il libro di Giovanni Antonucci “Io, Trilussa dalla poesia al café-chantant”. Il volume propone sotto una nuova luce la figura di Trilussa, poeta amato in tutta Italia e non solo nella sua Roma dove nacque. Nella prima parte, Antonucci ne mostra la straordinaria personalità, inserendolo a pieno titolo nel panorama letterario del suo tempo. Nella seconda parte, appaiono i divertenti articoli di Trilussa giornalista sul «Rugantino», attraverso i quali lo scrittore fa un’acuta satira sociale. Infine le lettere di Pia Tegami, la “cocotte intellettuale” che frequenta il bel mondo politico e alto borghese di Roma: una delle sue più belle ed esilaranti “invenzioni letterarie”.
Non è la prima volta che Giovanni Antonucci si accosta a Roma e alla sua poesia: nel 1993 ha pubblicato “Il teatro. Facezie, autobiografie, memorie di Ettore Petrolini” (che poi ha ispirato anche lo spettacolo teatrale “Io, Petrolini”). Tra le altre sue opere: “Tutto il teatro di Henrik Ibsen “ e “I capolavori di Ibsen”, e “Tutto il teatro di Salvatore Di Giacomo”.
(Ed.Lozzi Publishing – pagine 160 – 12 euro)

Un famoso fotografo racconta una famosa Accademia di teatro

Il titolo “Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico nelle fotografie di Tommaso Le Pera” è quanto di più esaustivo si potesse pensare per un volume che, partendo dalla scelta di centinaia di fotografie di Tommaso Le Pera, documenta i risultati dell’attività didattica della celebre Scuola di teatro attraverso un arco di tempo che va dal 1973 al dicembre dello scorso anno. Tutto raccontato attraverso l’obbiettivo di un notissimo “fotografo di scena”, il quale ha còlto l’espressione interpretativa di tantissimi allievi, alcuni dei quali diventati famosi, non solo nel teatro ma anche nel cinema e in televisione, o che, a loro volta, sono diventati insegnanti, anche nella prolificazione delle scuole di teatro.
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Lya De Barberiis, una vita in musica nel Novecento italiano

“Lya De Barberiis. Una vita in musica nel Novecento italiano” di Massimiliano Negri (prefazione di Gianni Letta) – Edizioni Fuorilinea – è uscito in occasione del secondo anniversario della morte di una delle prime esponenti del concertismo italiano ed interprete prediletta di maestri quali Casella, Malipiero e Pizzetti, ma anche dei più giovani Petrassi e Dalla Piccola.
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Un attore ingiustamente “vittima della cultura dell’oblìo”

Massimo Girotti” – Cronaca di un attore, di Roberto Liberatori, è una monografia dedicata ad un personaggio “vittima di una cultura dell’oblio” che governa il nostro tempo. La sua vicenda artistica si snoda nell’arco di oltre sessanta anni della nostra storia, a partire dal 1939 quando, da studente universitario proveniente da una famiglia borghese di origini marchigiane, si ritrovò a godere da un giorno all’altro di una inaspettata popolarità (nel pieno della sua notorietà insidiò quella, grandissima, di Amedeo Nazzari). Visse con entusiasmo il periodo del neorealismo, e recitò anche in sceneggiati televisivi e in teatro.
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Bizzarrie, incidenti e accidenti sul “palcoscenico della musica”

Aneddoti, tra verità e fantasia, dall’Ottocento ai giorni nostri

“Una follia organizzata e completa”, definiva Stendhal il finale primo dell’ “Italiana in Algeri”di Rossini: ma la frase calza a pennello all’intero mondo dell’opera, dove la sacralità e le emozioni della grande musica devono sempre convivere con vizi (tanti) e virtù (spesso poche) di coloro che sono chiamati ad intepretarla.
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Tutor letterari per ”I racconti dal carcere” dei detenuti

Fra i più noti, Carlo Lucarelli e Carlo Verdone. Madrina Dacia Maraini.

Fra le centinaia di racconti in concorso al premio letterario Goliarda Sapienza 2014 (promosso dalla Siae, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dal Dipartimento per la Giustizia minorile e inVerso Onlus), giunti da tutte le carceri d’Italia, sono stati selezionati i ventisei finalisti (venti per la sezione “Adulti”, sei per la sezione “Minori”) e abbinati a scrittori ed artisti nel ruolo di tutor letterari.
Per gli “adulti”: Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Erri De Luca, Francesca Melandri, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Mirella Serri, Antonella Lattanzi, Andrea Vianello, Giordano Bruno Guerri, Federico Moccia, Andrea Purgatori, Valerio Evangelisti, Fiamma Satta, Silvia Calandrelli, Massimo Lugli, Marco Buticchi, Roberto Riccardi, Marco Franzelli, Maurizio de Giovanni.
Per i “minori”: Carlo Verdone, Cinzia Tani, Pino Corrias, Alessandro D’Alatri, Marida Lombardo Pijola e Gloria Satta. Madrina è la scrittrice Dacia Maraini.
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Clara Schumann, artista, moglie, madre

Quarant’anni di vita, tra carriera e follia

Che cosa significa essere “rivale” del proprio consorte (pianista riuscita lei, pianista fallito lui – per assurdi esperimenti cui sottopose le dita fino a rovinarsi una mano)? Come si concilia la propria carriera con la maternità (otto figli in quattordici anni, con il quinto, Ludwig, anche lui malato di mente)? Come si convive sedici anni con un genio? Qual è la propria responsabilità, nella sua lotta durata oltre un quindicennio, contro la follia?

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